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Campi Flegrei

MAIURI NELLO SVILUPPO DI BAIA
Cari amici,
ci ritroviamo ancora qui per il nostro ormai consueto appuntamento. E' con enorme soddisfazione ed orgoglio che ci accingiamo a presentarVi il nostro calendario 2007, costituito, quest'anno, da foto di eccezionale rilevanza storica e documentale: l'inizio degli scavi delle Terme Romane di Baia voluti dall'eminente archeologo Amedeo Maiuri, che restituì alla luce, questo patrimonio di inestimabile valore.
Un ringraziamento particolare va al Rettore dell'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli per la concessione delle foto del Fondo Amedeo Maiuri e agli autori dei testi, la dottoressa Ciardiello ed il dott. Varriale, della stessa Università.
Grazie a loro abbiamo potuto utilizzare queste foto d'epoca, che illustrano un momento imprescindibile nel recupero archeologico del tesoro complessivo dei Campi Flegrei, recupero che continua tuttora e che ha dato vita a due eventi fondamentali: il Museo Archeologico dei Campi Flegrei, all'interno del Castello di Baia, ed alla riscoperta dei tesori situati negli scavi del Rione Terra.
Punto di riferimento di questa infaticabile opera è la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta, anche quest'anno vicina a noi nella preparazione di questo calendario, senza la quale il nostro territorio avrebbe subito scempi ancor più numerosi di quelli esistenti. Grazie ancora agli amici della Grafica Montese, che non si stancano di essere i nostri compagni di viaggio in questa avventura volta alla valorizzazione dei tesori del territorio.
Infine grazie a Voi che ci siete sempre vicini con il Vostro affetto e con la Vostra presenza, per un'avventura senza fine.
Il Presidente dell' I.R.SV.E.M S.r.l Dott. Fabio Postiglione

Veduta di baia 1920

Terme

settore della Sosandra

Gennaio

Febbraio

Marzo

Statua di Dioscuro

Tempio di Diana

Parco archeologico di Baia

Aprile Maggio Giugno

Sosandra

Villa con calidarium

Tempio di Mercurio

Luglio Agosto Settembre

Tempio di Venere

Sosandra

Strutture murarie

Ottobre Novembre Dicembre

IL PALATIUM IMPERIALE DI VAIA
nelle foto dell'Archivio Storico del Prof. Amedeo Maiuri

LE FOTO DEL FONDO AMEDEO MAIURI su BAIA di Rosaria Ciardiello
"S'è ripreso da poco tempo lo scavo delle Terme di Baia e non è un avvenimento di solo interesse archeologico. Quando se ne ideò il programma, vari anni or sono, inteso a fare di quelle Terme il pubblico parco, potè sembrare un disegno ambizioso..., e il programma era: esplorare, scavare, ricostituire nell'ancora organica unità delle strutture superstiti la più celebrata stazione termale di clima, cura e soggiorno, per farne un parco di pubblico godimento con comodi viali e rampe di raccordo, con terrazze di riposo e belvedere, a vari ripiani, seguendo la scenografia dei ruderi e del luogo, rimarginando le crudeli ferite delle cave con gli scarichi delle terre e rituffando l'ossatura delle rovine in quella cintura di verde che faceva di Baia una selva profumata di mirto, sacro a Venere (Amedeo Maiuri, Passeggiate campane, settembre 1951)".
Così Maiuri immaginava di rendere fruibile al pubblico l'area archeologica che cominciava a venire in luce dal 1950. Le prime esplorazioni erano state avviate dall'archeologo già dagli anni '30 e sin da allora, con grande lungimiranza, egli prospettava per l'intera area la realizzazione di un Parco Archeologico. Egli portò, tra l'altro, in luce il grande complesso termale con le ampie aule per i bagni caldi e freddi, tra le più monumentali strutture del mondo romano.
Il nucleo più cospicuo del Fondo Maiuri su Baia - costituito da 20 soggetti - è relativo al Parco Archeologico. Di grande interesse è l'unica fotografia, eseguita nel 1947, che documenta l'attività di scavo di strutture murarie appartenenti ad un calidarium. Esse si affacciano direttamente sul mare come se si trovassero su di un precipizio e furono messe in luce da operai con pala e cesti di vimini su instabili ponteggi.
Nelle immagini sono riprodotti i tre "templi" di Diana, Mercurio e Venere che costituivano giganteschi impianti termali adibiti a calidaria. L'interno del Tempio di Mercurio è raffigurato in una foto scattata nel 1930, dove la sala termale è insabbiata dal pavimento fino all'imposta della volta a causa del bradisismo. Il Tempio di Venere, situato all'esterno del Parco Archeologico, è presentato da diversi punti di vista (foto del 1922 e del 1954), prima e dopo la sistemazione dell'area circostante, resa più regolare grazie ad una parziale pavimentazione e recinzione. Il complesso termale di Baia è presentato inoltre in foto panoramiche che riportano l'esedra e la piscina del lato meridionale.
Tra le altre, vi è una rara immagine che raffigura un pendio collinare con strutture lignee che sostengono i tralci delle viti tra le quali emergono le strutture murarie e le rampe di scale relative proprio alle terme interrate. Unica nel suo genere è la foto scattata al momento del rinvenimento della statua marmorea di Dioscuro, recuperato il 21 maggio 1960, nel corso dello scavo di una trincea aperta all'interno del complesso delle terme di Baia. La scultura giace distesa sul dorso e rivolge la testa verso l'osservatore. Si tratta di una delle immagini inedite nell'opera di A. Maiuri sui Campi Flegrei (edizione del Poligrafico dello Stato).
Maiuri realizzò inoltre un considerevole numero di riprese, databili tra il 1920 e il 1952, del paesaggio di Baia con vedute panoramiche della costa, di Punta Epitaffio, del promontorio con il Castello Aragonese che - oltre ad essere di grande suggestione - sono una straordinaria testimonianza della trasformazione del paesaggio negli ultimi sessanta anni.

SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI DI NAPOLI E CASERTA
Maria Luisa Nava Soprintendente Archeologo
I Campi Flegrei vivono in questi anni una stagione unica ed irripetibile. Sono infatti in corso, finanziati con fondi europei e regionali, progetti di scavo, restauro e valorizzazione dei principali siti archeologici e monumentali del territorio, primo fra tutti il Castello Aragonese di Baia, che, con la sinergia delle due Soprintendenze, Architettonica e Archeologica, rispettivamente per il restauro e per l'allestimento museale dell'intero complesso, diventerà il grande Museo Archeologico dei Campi Flegrei, da sempre auspicato dagli studiosi.
Molto sentita e intensa è la volontà di contribuire al processo di valorizzazione in corso da parte di privati e associazioni culturali e questo calendario di foto storiche delle "Terme" di Baia, fortemente voluto dall'Irsvem, costituisce un esempio in tal senso, che abbiamo immediatamente accolto, consapevoli del valore di quelle immagini. Esse rievocano epoche lontane di grande impegno della Soprintendenza in questo territorio, con l'inizio degli scavi di Baia, voluti dal grande archeologo Amedeo Maiuri, e ci restituiscono luoghi ancora incontaminati. Ci impegniamo, a conclusione dei lavori in corso nel 2008, a renderli pienamente valorizzati e fruibili, anche se resta la nostalgia per quel paesaggio storico, che si coglie ormai solo in queste immagini.

IL FONDO AMEDEO MAIURI
del "Centro Internazionale per gli Studi Pompeiani" Università degli Studi Suor Orsola Beninncasa di Napoli di Rosaria Cíardiello.
Le immagini in bianco e nero riprodotte all'interno del calendario sono rare illustrazioni di siti e monumenti dell'area archeologica di Baia scattate negli anni `20, '30, `40 e '50 e costituiscono una documentazione pressoché unica. Infatti tali immagini provengono dal "Fondo Amedeo Maiuri", acquisito dall'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nel 2001 e attualmente custodito presso il Centro Internazionale di Studi Pompeiani sito a Pompei. Esso è composto da diversi nuclei: fotografico (di circa 1200 immagini), librario (composto da più di 4000 volumi, estratti e opuscoli), archivistico-documentario e da una raccolta di medaglie e premi. Il corposo nucleo fotografico comprende circa 1200 fotografie (stampe, diapositive e lastre su vetro) inerenti i siti di Pompei, Ercolano, Napoli, Campi Flegrei, Liternum, Benevento nonché foto private di Amedeo Maiuri. Le lastre fotografiche e le diapositive si riferiscono ai siti di Pompei ed Ercolano e sono datate tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60. Fanno parte del Fondo opere di archeologia, letteratura, storia, storia dell'arte moderna, religione, guide turistiche ed alcuni testi risalenti al 1700 o al 1800. Si tratta per lo più di volumi di autori classici, di esegesi delle fonti latine e anche di argomento archeologico di notevole valore come, ad esempio, le raccolte dei diari di scavo di Ercolano e Stabia redatte da Ruggiero (M. Ruggiero,( Degli scavi di Stabia dal 1744 al 1782, Napoli 1881; Id., Storia degli scavi di Ercolano, Napoli 1885) o la guida di Pompei del Fiorelli (G. Fiorelli, Guida di Pompei, Roma 1877).
Si evidenziano tra questi volumi un unico esemplare risalente al 1566, l'opera Ab Urbe condita di Tito Livio e la riproduzione della Bibbia miniata di Borso d'Este, con antiporta in seta e dedica autografa di Giovanni Treccani. Il nucleo archivistico-documentario è formato dal carteggio privato di Amedeo Maiuri, composto da 93 lettere inviate all'archeologo da ventitrè diversi corrispondenti.
Il Fondo raccoglie, inoltre, inviti a conferenze e inaugurazioni tenute tra gli anni 1911-1961, appunti bibliografici, taccuini riguardanti i siti archeologici di Liternum, Paestum, Sepino, Velia e alcune aree archeologiche del Molise e del Sannio scritti tra gli anni 1924-1955, articoli di giornale pubblicati tra il 1938 e il 1993; 2 dattiloscritti e 2 manoscritti su Ercolano. Il Fondo è arricchito da una serie di premi conferiti all'Archeologo e consistenti in medaglie, targhe, diplomi premi e cittadinanze onorarie nonché da pagine di scritti della figlia Bianca e lettere appartenenti alla corrispondenza dell'archeologo con Carlo Belli (1978-1982).

BIOGRAFIA DI AMEDEO MAIURI di Ivan Varriale
Amedeo Maiuri nacque a Veroli il 7 gennaio del 1886.
Si laureò il 15 novembre del 1908 presso l'Università Sapienza di Roma con una tesi su Teodoro Prodromo. Nello stesso anno su invito del suo professore Federico Halbherr partecipò al concorso per la Scuola Archeologica di Roma e di Atene in Antichità ed Epigrafia superandolo brillantemente. Maiuri, come membro della Missione Archeologica Italiana, ebbe l'incarico di scavare le strutture di Gortina romana.
Nel 1912 divenne ispettore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e 1914 fu nominato Direttore delle Antichità e Soprintendente ai Beni Cult delle isole del Dodecanneso, dove si occupò degli scavi della necro micenea e del Tempio di Athena a Jalisos. Scavò la necropoli di Kamiro tempio ellenistico, forse dedicato ad Artemide, sull'Acramiti ed inoltr , necropoli preistorica in una grotta nella baia di Vathy nell'isola di Cali n Al termine della Prima Guerra mondiale poté incominciare le ricognizio Anatolia, a Bodrum, antica Alicarnasso, città del satrapo Mausolo, regione del Chersoneso rodio, della Licia e della Caria, con l'aiuto di Aless Della Seta e della Scuola Archeologica Italiana di Atene.
Nel 1924 Amedeo Maiuri fu richiamato in Italia per sostituire Vitto Spinazzola alla Soprintendenza di Napoli e del Mezzogiorno, rivesten inoltre, la carica di Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Qui si occupò della sistemazione del museo e del riordinamento delle collezioni. Fece infatti spostare la Biblioteca Nazionale nell'attuale sede di Palazzo Reale e nel 1956 curò il trasferimento della pinacoteca nel Palazzo di Capodimonte. Lo studioso si interessò della riorganizzazione delle raccolte pompeiane, creando una sezione denominata "Tecnologica" nella quale si esponevano gli strumenti, gli arnesi ed altri oggetti che illustravano al visitatore la vita quotidiana a Pompei.
Non tralasciò mai l'attività di ricerca a Pompei e in un trentennio di lavoro si occupò dello scavo di alcune delle case più belle di Pompei tra cui spiccano la Casa del Menandro (1928-1932); di Cecilio Giocondo, di Fabio Rufo e la Casa Championnet. Mise in luce anche Villa dei Misteri (1929-1930); la Villa di Diomede e quella Imperiale. Scavò il quartiere dei teatri, la Regio I, l'anfiteatro, la Regio VIII, dove emerse la porta Nocera con la sua necropoli (1929-1930) e l'orto dei fuggiaschi e dove ancora oggi si conservano i calchi di un gruppo che non riuscì a scampare all'eruzione del 79 d.C. Scavò inoltre il tratto delle mura tra Porta Marina e Porta di Stabia. Dal 1927 Maiuri aveva ripreso anche gli scavi di Ercolano grazie ai fondi versati dalla Cassa per il Mezzogiorno liberando dalla massa di fango solidificato ben quattro insulae, giungendo alle soglie del foro. In seguito portò alla luce le Terme Suburbane, la palestra, dove rinvenne la famosa statua bronzea dell'Idra e parte della Villa dei Papiri (1924-1958), sondata per cunicoli dai Borbone.
Grande attenzione dedicò ai Campi Flegrei, scavò a Cuma "fiore delle colonie greche", dove rinvenne il cosiddetto antro della Sibilla, riconosciuto nell'ambiente posto sotto l'acropoli, la Crypta Romana e il Capitolium nella città bassa. Si occupò dello scavo e della sistemazione delle Terme di Baia. Scoprì e sistemò la Villa di Tiberio a Capri; a Paestum effettuò saggi nell'area dell'Athenaion (1928), scavò tratto di mura tra Porta Sirena e Porta Aurea e riportò alla luce Porta Marina (1930), scoprì l'agorà greco-romana e il tempio italico; a Velia riportò alla luce la platea del tempio greco sull'acropoli, scavò il quartiere abitativo ellenistico-romano ed effettuò diversi sondaggi lungo le mura.
Rimase a Napoli durante la Il Guerra Mondiale dove si prodigò in ogni modo per difendere il patrimonio archeologico.
Nell'immediato dopoguerra Maiuri fu impegnato in attività di restauro dei monumenti danneggiati; in particolare a Pompei dove il bombardamento subito nel 1943 aveva danneggiato diverse strutture e aveva portato alla luce la Villa Imperiale posta al di sotto dell'Antiquarium. Fu docente di Antichità Pompeiane ed Ercolanesi presso la Facoltà di Lettere Antiche dell'Università degli Studi "Federico II" dal 1936; rivestì inoltre la cattedra di Storia Romana presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" dal 1951, rimanendo in ruolo fino all'età di settant'anni.
Andò in pensione all'età di 75 anni e per tale occasione scrisse uno struggente articolo intitolato "Addio agli Scavi" nel quale ripercorse tutta la sua carriera. Morì l'8 Aprile del 1963 dopo un intervento chirurgico. La camera ardente fu realizzata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, da dove partì il corteo funebre che toccò i luoghi significativi della sua esistenza.
La bibliografia conta oltre quattrocento scritti tra gli articoli e i testi.